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La letteratura della migrazione, che vede la luce in Italia intorno agli anni 90, rappresenta un genere letterario nuovo: le storie raccontate dai migranti, in questi primi anni, parlano di uomini e donne che per bisogno o per scelta hanno lasciato tutto e hanno ricominciato a vivere una vita diversa, in un paese diverso. Attraverso questi scritti veniamo a conoscenza di un volto inedito dell’immigrazione, in cui prevalgono situazioni di disagio, nostalgia e speranza, ma non solo; scorgiamo infatti anche uno sguardo sull’Italia e sugli italiani. Tra le pagine della letteratura migrante non troviamo pertanto solo storie di immigrazione, l’immigrazione piuttosto è la condizione che innesca il processo di scrittura, lo sfondo psicologico sul quale si proiettano situazioni e stati d’animo personali; attraverso le loro parole gli scrittori stranieri ci raccontano anche del loro paese e del loro disagio al ritorno in patria, quando ormai, sospesi fra due culture, ci si sente estranei al mondo. In questo articolo analizziamo il nucleo tematico più usato da scrittori di questo genere letterario, ossia l’idea di sradicamento e la memoria autobiografica, presente in racconti dell’antologia Pecore nere .

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